FAQ mediche

Ecco un elenco compilato nel corso degli anni con le domande più comuni. L’elenco è stato compilato dai medici DAN e raccoglie consigli specifici, basati su dati di fatto, che i nostri iscritti dovrebbero considerare.

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Devo fare il Corso OWD ad un'allieva che ha una protesi in silicone al seno. Volevo sapere se ci sono controindicazioni sulla profondità (pressione) e sull'assorbimento dell'azoto da parte del silicone.
Ci sono poche notizie sulla resistenza di protesi siliconiche in immersione. Quelle che esistono si riferiscono essenzialmente alle protesi mammarie e riportano in generale notizie compatibili con la sicurezza e l'affidabilità delle stesse. Le cautele da adottare sono quelle generiche e meccaniche.

La possibilità - reale e frequente - che si formino bolle di gas inerte all'interno della protesi, non appare di rilevante importanza, in quanto il fenomeno resta limitato all'interno della protesi, non provocando danni.
Ciò si applica sia alle protesi totalmente siliconiche, che a quelle liquido-silicone.

Non si hanno notizie di interesse statistico o scientifico in merito alle iniezioni siliconiche intratissutali, anche se in linea teorica, potrebbe esserci il rischio di una produzione di bolle localizzata e secondo tempi diversi da quella del tessuto circostante.

Considerando, però, che l'iniezione è nel tessuto e che la sostanza iniettata comunica liberamente con le zone circostanti, si potrebbe supporre un libero scambio di gas ed un rischio non significativo di eventi dannosi.


In questi giorni mi è stato chiesto di fare un corso ad una bambina autistica di 16 anni. Vorrei sapere se è possibile e che eventuali conseguenze o controindicazioni ci possono essere.
L’autismo, per innumerevoli ragioni, presenta non poche controindicazioni alle immersioni. Tra le tante un deficit comunicativo che potrebbe mettere fortemente in pericolo la bambina in ambiente subacqueo.

Essendo una valutazione estremamente delicata e complessa, la invito ad un colloquio con uno specialista medico subacqueo ed iperbarico che visiti la bambina e possa darle riscontro diretto.
La sua opinione dovrà essere confrontata ed incrociata con il parere del neuropsichiatra che la segue.


Sono un subacqueo principiante ed ho difficoltà con la compensazione. Ho sentito dire che non bisogna immergersi se si usano decongestionanti nasali, ma è sicuro invece usare gli steroidi nasali?t I should not dive if I use nasal decongestants, but is it safe to dive if I use nasal steroids?
E’ molto comune per i nuovi subacquei avere difficoltà nella compensazione dell’orecchio medio. Acquisendo maggiore esperienza capirai quali sono le tecniche che meglio funzionano per te e, di conseguenza, la compensazione diverrà più facile. Esistono dati scientifici limitati legati alla subacquea e ai medicinali ma, conoscendo gli effetti collaterali degli spray nasali a base di steroidi, ci sono poche ragioni di sospettare che possano essere problematici per i subacquei.

Anche se l’azione rapida dei decongestionanti può sembrare allettante, ci sono diverse ragioni per le quali gli steroidi rappresentano un’opzione più sicura.
Il gonfiore e l’infiammazione delle cellule che rivestono le trombe di Eustachio, lo spazio dell’orecchio medio e i seni paranasali possono causare l’occlusione e il barotrauma. Le mucose che rivestono questi spazi sono molto vascolarizzate. I decongestionanti, costringendo i vasi sanguigni delle suddette mucose, diminuendo così il gonfiore, sono solo una soluzione a breve termine alla congestione.

Quando l’effetto dei decongestionanti svanisce, infatti, non ci sarà più costrizione dei vasi sanguigni. Questi si gonfieranno di nuovo e potrebbero congestionarsi più di prima, causando il cosiddetto effetto di rimbalzo.
Al contrario dei decongestionanti, gli steroidi non agiscono da vasocostrittori quindi non ci sarà nessun effetto di rimbalzo.
Un ulteriore svantaggio dei decongestionanti è che vengono usati solo per un breve periodo e possono perdere efficacia con l’uso abituale, al contrario invece degli steroidi, del fluticasone propinato e di medicinali simili, usati per periodi decisamente più prolungati. In conclusione, si può prevenire il barotrauma dell’orecchio medio tramite la giusta formazione sulle tecniche di compensazione dell’orecchio, piuttosto che con l’uso di decongestionanti nasali.


Quali sono gli effetti che la SPM può avere su di me quando faccio immersioni?
La Sindrome Premenstruale, o SPM, è un insieme di sintomi psicofisiologici ancora poco compresi e definiti che interessano molte donne (25-50 percento delle donne) alla fine del ciclo menstruale, appena prima dell'inizio del flusso menstruale. I sintomi della SPM includono: umore altalenante, irritabilità, calo di lucidità mentale, tensione, affaticamento, depressione, mal di testa, gonfiore, indolenzimento del seno, dolore alle articolazioni e voglie di cibo. Si è inoltre scoperto che gravi forme di sindrome premestruale aggravano disturbi emotivi pre-esistenti. Anche se in alcuni casi viene usato il progesterone, nessun trattamento univoco e semplice è disponibile al momento.

IDONEITA' FISICA E DISTURBI LEGATI ALLE IMMERSIONI

La ricerca ha mostrato che in genere, gli incidenti sono più comuni nelle donne durante la SPM. Se una donna soffre di sindrome premestruale, sarebbe utile fare immersioni in modo conservativo durante questo periodo. Tuttavia, non esistono prove scientifiche che le donne siano più suscettibili alla malattia da decompressione o a lesioni/incidenti legati alle immersioni.

Inoltre, individui che presentano una depressione conclamata o tendenze asociali dovrebbe essere esaminati per la loro idoneità fisica prima di prendere parte in attività subacquee: potrebbero rappresentare un rischio per se stessi o per il loro compagno di immersioni.


Sono un istruttore attivo e devo farmi estrarre un molare e farmi mettere un impianto dentale al suo posto. Vorrei sapere quanto tempo mi consigliate di aspettare prima di tornare a fare immersioni, supponendo che non ci siano complicazioni con l'estrazione e con l'impianto.
Ho paura che la sua domanda non abbia una risposta semplice. C'è un riassunto eccellente di una situazione simile sul sito della DAN che, a seguire, riporto in parte per lei: Fino ad oggi, i chirurghi non hanno sviluppato delle raccomandazioni standard in relazione alla chirurgia orale e le immersioni: in generale, più la chirurgia è complessa, più bisogna aspettare prima di tornare ad immergersi. L'insorgere di complicazioni chirurgiche aumenterà il periodo dell'attesa, come eventuali condizioni mediche, l'uso di tabacco e il consumo di alcol.

Durante l'osteointegrazione post-operatioria (la fusione dell'impianto nell'osso), è necessario evitare qualsiasi cosa che potrebbe fare pressione sulla pelle sopra l'impianto dentale, sulla vite di copertura o su quella di guarigione."

Immergersi troppo presto dopo l'operazione, con la conseguente pressione, anche se minima, potrebbe danneggiare l'impianto. Per esempio, se il morso dell'erogatore coprisse l'impianto, la forza usata per tenerlo in posizione potrebbe risultare nel fallimento dell'impianto stesso. Ci sono anche altre considerazioni da fare. Le immersioni vanno sospese per un periodo lungo almeno almeno quanto basti ad evitare altre complicazioni associate con la chirurgia orale:

  • rivascolarizzazione (ripresa del flusso sanguigno);
  • stabilizzazione dell'impianto;
  • cambiamenti pressori nella cavità orale e nel seno mascellare;
  • abilità del paziente a tenere un erogatore in bocca; e
  • uso di merdicinali contro il dolore o le infezioni.

 

Le procedure di rigenerazione ossea e la chirurgia endoscopica dei seni sono più complesse e richiedono un periodo di attesa più lungo. Più ampia è la zona di rigenerazione, più lunga l'attesa. Alcuni dottori consigliano di evitare qualsiasi attività che causi micro-movimenti per almeno sei mesi. In effetti, potrebbe servire fino ad un anno di tempo per la completa guarigione dell'osso nel sito dell'impianto. Mentre immergersi prima di un anno potrebbe non causare problemi, dovrà essere il suo chirurgo a determinare il periodo di attesa appropriato. Anche se il suo chirurgo non pratica la subacquea, segua comunque il suo consiglio.

Visto che il suo impianto è un molare, il problema con il morso dell'erogatore non sussiste, ma le altre questioni rimangono da valutare.


Mi preoccupa l’idea di fare immersioni con l’avanzare dell’età. La perdita di tessuto osseo dovuta all’osteoporosi avrà delle conseguenze sulla mia attività subacquea?
Finora, non abbiamo avuto a disposizione un gruppo significativo di donne che: sono nella fase post menopausa e a rischio di osteoporosi (l’età media per la menopausa è sui 50, per l’osteopenia sui 60-65, mentre le fratture iniziano dai 70-75), o abbiano un’esperienza subacquea significativa, che includa un numero appropriato di immersioni profonde che le mettano a rischio di osteonecrosi.

Di conseguenza, non disponiamo di dati combacianti sull’osteoporosi e osteonecrosi nelle donne a rischio (e del resto, neanche negli uomini).

I meccanismi patofisiologici che portano all’osteoporosi e all’osteonecrosi sono differenti.

L’osteoporosi deriva da una riduzione dell’attività osteoblastica e relativo incremento dell’attività osteoclastica, che risulta nel riassorbimento e demineralizzazione delle ossa.
L’infarto della microcircolazione dell’osso è invece la causa scatenante per l’osteonecrosi. Le donne hanno un maggiore rischio di essere soggette all’osteoporosi, considerato che, durante tutta la vita, il loro picco di massa ossea è più basso di quello degli uomini e che la perdita di estrogeno durante la menopausa accellera in modo determinante il tasso di demineralizzazione delle ossa.

L’unica cosa che possiamo affermare in questo momento è che le donne dovrebbero fare immersioni nel modo più conservativo possibile, così da provare a minimizzare il rischio di osteonecrosi e non andare ad aggiungere questa malattia che danneggia le ossa al pre-esistente rischio maggiore di fratture legato all’osteoporosi di Tipo I che dipende dai livelli di estrogeno.


Sono stato invitato a partecipare ad un fine settimana di immersioni a El Hierro, in Spagna. Tuttavia, l'alloggio dove sono sistemati i subacquei è a circa 1000 mt di altitudine. Verranno fatte 2-3 immersioni al giorno, a varie profondità ma tutte ben entro i limiti. Quale dovrebbe essere l'intervallo di superficie minimo prima di salire agli alloggi?
isogna essere consapevoli che un cambio di altitudine post immersione, che ecceda i 700 mt circa, è considerato rischioso quanto volare dopo essersi immersi. Visto che la differenza di altitudine nel suo caso sarà di 1000 mt, tale rischio è applicabile.

Per esercitare la massima prudenza, sarebbe opportuno aspettare 24 ore prima di volare o salire in altitudine, ma le linee guida minime stabilite dalla DAN e dall'Associazione Medica Subacquea e Iperbarica per il volo/l'altitudine (Sheffield and Vann 2004) sono:

  • Una singola immersione entro i limiti di non-decompressione: 12 ore
  • Immersioni ripetitive o giorni consecutivi di immersioni: 18 ore
  • Immersioni con decompressione (pianificate o non pianiticate): notevolmente superiore alle 18 ore

 

Questo significa che, con 2-3 immersioni al giorno, sarebbe necessario aspettare almeno 18 ore.
Visto che ciò pare impossibile da farsi, le consigliamo vivamente di limitare le sue immersioni ad un solo tuffo al giorno, di concedersi un intervallo di superficie adeguato, o di cambiare alloggio.


Vorrei informazioni sul migliore metodo contraccettivo da usare, più compatibile con le immersioni. Io sarei orientata verso la spirale in rame che non comporta assunzione di ormoni.
Non esiste al momento un’indicazione medica che prediliga un metodo contraccettivo all’altro per ciò che concerne l’esposizione allo stress decompressivo. Non esistono sperimentazioni o dati clinici sulla spirale in rame, non ne ravvedo però controindicazioni particolari per ciò che concerne il suo uso in concomitanza con le immersioni.

Di norma, in assenza di effetti collaterali o documentato maggior rischio individuale di episodi trombotici (ma questo condizionerebbe anche la prescrizione del contraccettivo) neanche l'uso di anticoncezionali orali presenta controindicazioni per l'immersione.

Detto ciò, la pratica di profili di immersione più cautelativi è fortemente consigliata (immersioni senza obbligo di deco, non più di due immersioni al giorno, profondità entro i 30 metri, tempi di permanenza entro il 70-75% del massimo ammesso, eventuale utilizzo di Nitrox con tempi di immersione calcolati per aria compressa)."


Durante la mia ultima immersione, ho urtato un riccio di mare e alcune spine mi sono entrate nella coscia. Non mi è stato possibile rimuoverle tutte, quindi ho lasciato stare pensando che sarebbero cadute da sole, invece le spine sono ancora lì e a volte la coscia presenta gonfiore. Mi potreste consigliare sul da farsi per favore?
Se le spine sono solo piccoli frammenti prima o poi verranno assorbite dal corpo.

Se invece sono grandi sarebbe meglio andare da un medico per rimuoverle, altrimenti causeranno un granuloma da corpo estraneo che, anche se non è un problema dal punto di vista della salute, potrebbe lasciare una protuberanza evidente sulla pelle.


Quattro giorni fa sono venuto a contatto con una medusa nel mediterraneo. In farmacia mi hanno consigliato Flubason 0.25%, emulsione cutanea desossimetazone ma non sembra fare molto, soprattutto in termini di irritazione e prurito. C’è qualche cosa che possa aiutare la guarigione?
La terapia normale, in questi casi, è sempre basata su pomate o creme locali a base cortisonica, principalmente, con aggiunta di preparati antibiotici nel caso vi sia minaccia di infezione, che non sembra esistere nel suo caso.

È evenienza piuttosto frequente che fastidi e prurito permangano alcuni giorni, nonostante la cura. In caso sia particolarmente fastidioso potrebbe chiedere al suo medico di prescrivere una pomata cortisonica a maggior concentrazione e, per il prurito, considerare (sempre dietro prescrizione) anche un preparato anestetico per uso locale (a base di xylocaina o lidocaina).


Cosa dovrei sapere prima di fare immersioni se soffro di herpes labiale?
Di seguito troverà alcuni punti che dovrebbe considerare:
  • L'esposizione al sole o un trauma meccanico provocato dalla maschera e/o l'erogatore potrebbero peggiorare la ferita, ingrandendo la crosta e allungando i tempi di guarigione.
     
  • Se la piaga sanguina, presenta delle perdite o è comunque aperta, il rischio di infezione patogena nell'acqua è significativo. Un'infezione batterica può causare complicazioni per chi è affetto da herpes labiale, è quindi importante lavare la parte con acqua e sapone e tenerla più asciutta e pulita possibile.
     
  • Nel caso che il corpo della maschera una volta indossata vada a sfregare la piaga in modo da irritarla, è meglio rinviare le immersioni. Lo stesso vale per l'erogatore; se tenerlo in posizione causa irritazione, non è raccomandabile fare immersioni.
     
  • Con il suo compagno di immersioni, ripassate le procedure per la respirazione in coppia in caso che uno dei due rimanga senz'aria, tenendo conto che l'herpes labiale è contagioso. Se si affitta l'attrezzatura, occorrerà assicurarsi che siano seguite le corrette procedure di decontaminazione. Anche se improbabile, esiste sempre la possibilità del bisogno di una rianimazione. Quindi, andranno prese le giuste precauzioni per prevenire la trasmissione della malattia. Nella maggior parte dei casi questo problema non si pone perchè solitamente i kit di pronto soccorso sono provvisti di dispositivi di barriera.
     
  • Trattamenti come il penciclovir (Vectavir) e il docosanolo (Abreva) possono ammorbidire la pelle e promuovere la guarigione. Agenti anestetizzanti per uso topico come il fenolo o il mentolo possono essere usati per ridurre il disagio. Alle prime avvisaglie di un herpes, vada dal suo medico curante e inizi ad usare un medicinale da banco; iniziare una terapia antivirale entro le prime 48 ore può accellerare la guarigione. Noi le consigliamo di tornare a fare immersioni solo una volta finiti i trattamenti, quando non ci saranno più avvisaglie o sintomi connessi all'herpes labiale e le sue condizioni psicofisiche ideali.

Ciao DAN, soffro di ipertensione, posso immergermi?
Un aumento della pressione sanguigna, o ipertensione, non costituisce una controindicazione alla subacquea ricreativa. E’ comunque importante quantificare la gravità dell’aumento pressorio, così come valutare i possibili danni ad esso associati, in caso di ipertensione arteriosa cronica.

Poiché, in molti casi, l’aumento della pressione sanguigna richiede trattamenti con medicinali che potrebbero avere effetti collaterali indesiderati, è necessario valutarne la compatibilità con la subacquea ricreativa.


Quattro settimane fa mi sono sottoposto ad una timpanoplastica (ricostruzione del timpano) e ad una mastoidectomia (rimozione dell’infezione dall’osso dietro l’orecchio). Quando posso tornare ad immergermi? O dovrei astenermi per il momento?
Le procedure chirurgiche effettuate nella zona dell’orecchio medio possono avere riscontri differenti sulla compensazione. Una mastoidectomia è un’operazione chirurgica molto complessa. Solitamente, dopo la maggior parte delle timpanoplastiche, l’attività subacquea può essere ristabilita piuttosto in fretta (in caso di timpano resistente accertato da un otorinolaringoiatra), al contrario, una mastoidectomia ha una fase di guarigione che va dalle 8 alle 12 settimane, dopo le quali solo il controllo di un medico ORL validerà l’opzione di tornare ad immergersi.

L’anatomia alterata dell’orecchio, dopo la completa guarigione, richiede necessariamente l’esame attento di uno specialista, il quale ne verificherà la resistenza e la capacità di compensazione.


Mi viene spesso il mal di testa dopo un’immersione. Non soffro di emicrania né di mal di testa quando mi immergo per breve tempo. Quale potrebbe essere il problema?
Ripetuti mal di testa dopo lunghe immersioni possono avere numerose cause.

Le più comuni sono:

  1. Accumulo di diossido di carbonio nel sangue dovuto a tecniche di respirazione sbagliate. Questi tipi di mal di testa sono molto forti e durano abbastanza.
  2. Posizioni sfavorevoli con iper estensione della cervicale. Spesso si riscontra anche una contrazione dei muscoli del collo.
  3. Stringere troppo forte l’erogatore tra i denti può portare alla sovratensione della mandibola e dei muscoli posturali del collo e quindi causare forti mal di testa che dovrebbero comunque passare rapidamente dopo l’immersione.

So che sentirsi stanco dopo un’immersione potrebbe essere sintomo di malattia da decompressione ma io ho quasi sempre questa sensazione. Devo preoccuparmi?
La sensazione di stanchezza non patologica, successiva ad un’immersione, varia da persona a persona. Alcuni fattori, come la forma fisica, lo stress termico, la costrizione determinata dalle attrezzature, le abilità subacquee, lo stress psicologico (positivo o negativo) e la distrazione, possono tutti avere effetto sulla stanchezza di un individuo.

Mentre queste variabili permettono difficilmente di quantificare la stanchezza come sintomo di malattia da decompressione (MDD), una spossatezza insolita è solitamente associata ad altri sintomi della MDD.

I meccanismi che causano la spossatezza come sintomo di MDD non sono ancora chiari, anche se potrebbero essere la risposta ad una serie di eventi fisiologici che hanno luogo nei tessuti: potrebbe essere attraverso una stimolazione diretta dei tessuti nervosi o indirettamente attraverso la stimolazione di altri tessuti.
E’ possibile che l’attenzione attualmente posta sull’identificazione dei marcatori biochimici della MDD aiuti a dare una risposta al quesito.

Di certo, la MDD rappresenta una risposta complessa e multifocale alla decompressione. Un affaticamento insolito o “eccessivo” (rispetto alla normale stanchezza di un individuo nel post immersione) è comunque un sintomo riconosciuto.


Quando provo a somministrare le respirazioni in acqua ad un subacqueo in difficoltà respiratorie, perché non posso usare il pulsante di erogazione? Per me sarebbe più facile che usare una maschera di emergenza.
L’utilizzo del pulsante di erogazione di un regolatore di secondo stadio è stato proposto diverse volte ma i vantaggi che potrebbe offrire non bilanciano i potenziali rischi e complicanze. Se l’erogatore non è già nella bocca del sub incosciente, provare a sostituirlo potrebbe essere difficile e far perdere del tempo prezioso.

Senza una buona occlusione delle narici, qualsiasi tentativo di ventilazione non avrebbe alcun successo. Anche se l’erogatore dovesse venire posizionato in modo corretto, c’è il rischio che questo spinga la lingua indietro e bloccando quindi le vie respiratorie. Se l’erogatore non dovesse bloccare le vie respiratorie, la sfida sarebbe quella della somministrazione d’aria.


I pulsanti di erogazione non permettono una vera e propria regolazione d’ insufflazione. Questi scavalcano la funzione del secondo stadio di riduzione della pressione intermedia a quella ambientale del gas, immettendo così gas a pressione intermedia direttamente dal primo stadio.
Immettere aria nei polmoni ad una pressione così elevata potrebbe sovradistenderli eccessivamente causando possibili lesioni.
Se le vie respiratorie del subacqueo non sono ben aperte, l’aria immessa tramite il pulsante di erogazione potrebbe finire nello stomaco, causando una distensione gastrica.
Questo espone il subacqueo a rischio di reflusso e rigurgito, il che potrebbe compromettere le vie respiratorie e portare all’aspirazione del materiale rigurgitato.

Somministrare le respirazioni tramite una maschera di emergenza o strumenti simili fa sì che si vedano feedback nell’immediato sulla pressione richiesta per le insufflazioni, utilizzare a questo scopo un pulsante d’erogazione elimina questo importante feedback. Oltre a ciò viene preclusa la possibilità di erogare ossigeno al 100 percento.
Le tecniche di primo soccorso insegnate nei corsi training sono il risultato di anni di esperienza pratica.
I pulsanti di erogazione non sono mai stati progettati come strumento di salvataggio. Quando somministri le respirazioni ad un subacqueo in difficoltà, usa sempre metodi riconosciuti.

 


Il mio dottore mi ha recentemente prescritto il Coumadin. Immergermi mentre prendo questo tipo di farmaco, potrebbe causarmi problemi?
C'è un riconosciuto aumento di rischio emorragico per le persone trattate con anticoagulanti come il Coumadin. Tuttavia, molte delle persone che prendono anticoagulanti- subacquei inclusi- controllano attentamente il tempo di protrombina e, con un'adeguata terapia comportamentale, non dovrebbero essere a rischio.

Alcuni medici considerano l'immersione un rischio non necessario per i pazienti sotto anticoagulanti e sconsigliano l'attività, ma il DAN non è a conoscenza di casi in cui dei subacquei si siano trovati di fronte a particolari complicanze.

Alcuni medici specializzati in medicina subacquea potrebbero approvare la subacquea ricreativa per i suddetti pazienti a condizione che:

  • il problema sopraelencato o la necessità di anticoagulanti non metta il paziente a maggior rischio di incidente, malattia o lesione, mentre si immerge
     
  • il paziente conosca i rischi e modifichi il suo modo di immergersi al fine di ridurre i rischi di barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali e dei polmoni così come le lesioni fisiche. Questo include evitare una compensazione forzata – la compensazione per queste persone deve risultare semplice da eseguire
     
  • il paziente s'immerga in modo conservativo, mantenendo profili d’immersione brevi e non troppo profondi per ridurre il rischio di malattia da decompressione, la quale potrebbe causare emorragia dell'orecchio interno o del midollo spinale
     
  • il paziente eviti di immergersi in circostanze nelle quali l'accesso all'assistenza medica sia limitata
     
  • i medici del DAN sono a disposizione per qualsiasi consulto con te o il tuo medico curante; non esitare a contattarci telefonicamente

In seguito ad una recente immersione, tornato in superficie, mi sono accorto che i miei occhi erano iniettati di sangue. Avete mai sentito qualcosa del genere?
Così come per le cavità contenenti aria nei seni paranasali e nelle orecchie, è necessario compensare anche lo spazio d'aria nella maschera al momento della discesa. Se ciò non dovesse riuscire, tramite l’espirazione nasale, si creerebbe una pressione negativa all'interno della maschera che provocherebbe a sua volta un effetto di suzione.

Questa viene chiamata “barotrauma della maschera” e può causare gradi variabili di barotrauma a livello dei tessuti molli del viso e degli occhi.
I tessuti intorno agli occhi si gonfiano (edema periorbitale) diventando rossi o lividi (ecchimosi). Gli occhi stessi possono iniettarsi di sangue. A meno che non ci siano particolari stati di dolore a livello dell'occhio o problemi alla vista, non c'è nessun trattamento specifico per il barotrauma facciale.


Questo tipo di lesione potrebbe impiegare fino a due settimane per la risoluzione: il corpo riassorbirà l'ecchimosi e l'edema. L'aspetto del viso potrebbe peggiorare prima di migliorare.

Sarebbe opportuno consultare un medico o un oculista in caso di dolore agli occhi o problemi alla vista, come visione offuscata o perdita parziale del campo visivo. Questi sintomi sono tuttavia rari nei casi di “barotrauma della maschera”.
La migliore cura è comunque la prevenzione. L'espirazione nasale durante la discesa (come avviene naturalmente, per esempio con la tecnica di Valsalva) ridurrebbe al minimo il rischio di barotrauma facciale.


Mi è stata recentemente diagnosticata la sindrome di Raynaud. Sono un subacqueo appassionato, posso continuare ad immergermi?
La sindrome di Raynaud riduce l’afflusso di sangue alle estremità del corpo, in particolare alle dita delle mani e dei piedi che diventano doloranti, freddi e arrossati, conseguentemente al ritorno della circolazione sanguigna. La base del problema è la costrizione dei vasi sanguigni in risposta al freddo, allo stress o ad altri fenomeni associati alle suddette aree.

I sintomi sono solitamente scarsi.
Il fenomeno di Raynaud può comparire come problema isolato ma è più comunemente associato ad alcuni disordini dei tessuti autoimmuni e connettivi come la sclerodermia, l’artrite reumatoide e il lupus.
La sindrome di Raynaud diventa una minaccia per quel subacqueo che ne è affetto in modo grave, tanto da poter causare la perdita della funzionalità delle mani e delle dita durante l’immersione. Se il freddo innesca i sintomi nell’individuo con tale patologia, l’immersione in acque fredde farebbe probabilmente lo stesso.

Questi individui dovrebbero evitare di immergersi in quelle acque fredde abbastanza da attivare i sintomi della patologia su mani senza guanti: il dolore potrebbe essere talmente forte da impedire al subacqueo di usarle per scopi pratici. Coloro affetti dalla sindrome di Raynaud in modo più lieve, potrebbero essere in grado di avere una funzionalità adeguata in acqua. Ai pazienti con sintomi più gravi possono essere prescritti dei calcioantagonisti; i giramenti di testa potrebbero costituire un effetto collaterale significante quando ci si alza da seduti o dalla posizione supina.


Io e mia moglie amiamo viaggiare verso destinazioni esotiche e il mio precedente medico era solito prescrivermi degli antibiotici in caso di malattia in località remote. Ora ho un nuovo medico che non è molto propenso alla stessa prescrizione. Cosa consiglia il DAN?
Già da tempo si segue un approccio molto più conservativo nella prescrizione di antibiotici per le diverse condizioni mediche. Questo è dovuto al notevole aumento del fenomeno della resistenza antibiotica. Molte malattie sono di natura virale e, in questi casi, gli antibiotici non sono di alcun vantaggio.

Se ci si dovesse ammalare durante un viaggio, il medico del posto è la migliore risorsa conoscendo i patogeni alla base delle malattie comuni in quella zona.
Quando si viaggia, la migliore difesa contro le malattie è lavarsi le mani con frequenza, controllare la provenienza di acqua e cibo, vaccinarsi e prendere tutte le precauzioni necessarie per i luoghi dove zanzare ed altri organismi possono trasmettere malattie all’uomo. Parli con il suo medico o consulti un sito di Viaggi e Salute, se si reca in una regione con scarsa assistenza medica.

Il medico la consiglierà sui farmaci da portare e sul loro uso.