Volo dopo immersione

Domanda:

Vorrei chiedervi una informazione riguardo delle immersioni che farò tra una settimana in una mini-crociera durante la quale abbiamo pianificato di fare 3 immersioni al giorno.
Quindi 3 immersioni al giorno per 3 giorni consecutivi e quasi sicuramente non andremo mai fuori curva di sicurezza. Dopo un tipo di attività così intenso, quali sono i tempi da rispettare per avere una ragionevole certezza di non andare incontro a problemi durante il volo di rientro?

Al diving che ci accompagnerà dicono che già 16 ore sarebbero più che sufficienti, quindi, a detta loro, non ci sono rischi di alcun tipo. Di tutt'altro avviso è stato invece il medico che mi ha visitato qualche giorno fa presso il Centro Iperbarico Romano, il quale mi ha detto che dopo un tour de force del genere sarebbe prudente aspettare almeno 48 ore prima di volare.

Qual'è il vostro parere in merito a questa cosa? Chi ha ragione?

 


Risposta:
Nessuna delle due raccomandazioni che le hanno dato è senza fondamento. 16 ore di intervallo pre volo si avvicinano molto all'intervallo sicuro di 17 ore che è risultato accettabile, dagli ultimi studi DAN, dopo immersioni ripetute senza decompressione. 48 ore sono il limite superiore della raccomandazione di 24-48 ore fatta dalla UHMS nel 1989, riferita ad immersioni particolarmente impegnative e con obbligo di decompressione.
Attualmente le linee guida accettate internazionalmente sono: 12 ore minimo dopo immersioni singole senza obbligo di decompressione e 24 minimo ore dopo immersioni ripetitive o con obbligo di decompressione. 
Come vedrà dagli estratti di Alert Diver che riporto qui sotto, gli ultimi risultati della ricerca DAN (svolta per questo progetto dal DAN America) indicano in 17 ore l'intervallo dopo il quale il margine di rischio rientra nei termini normalmente accettati per l'immersione ricreativa, nel caso di immersioni ripetitive senza decompressione e conferma in 12 ore l'intervallo sicuro dopo immersioni singole.

Trattandosi nel suo caso di nove immersioni ravvicinate in tre giorni, un'attesa minima di 24 ore sembrerebbe ragionevole e da raccomandare, anche se, stando ai dati sperimentali e se tutte le immersioni fossero condotte con attenzione ed in modo da restare ben entro i limiti di non decompressione, l'intervallo di 17 ore potrebbe essere sufficiente a ricondurre il rischio di PDD entro termini, per così dire, "normali".

Ritengo che un compromesso prudenziale e logico potrebbe essere quello di limitare le immersioni del terzo giorno ad una, o massimo due, curando di eseguire queste ultime immersioni a quote poco profonde e limitando i tempi di esposizione, in modo da poter fruire di un intervallo pre volo di almeno 24 ore, dopo immersioni non eccessivamente impegnative dal punto di vista dell'assorbimento di gas inerte.

Misure di sicurezza supplementari potrebbero includere l'uso di miscele nitrox, da usare con tempi di esposizione calcolati per l'aria e la respirazione di ossigeno puro, per esempio per 60 minuti circa, dopo le ultime immersioni e qualche ora prima del volo.

Spero le informazioni che seguono le siano utili.



DAN - Divers Alert Network - Il volo dopo l’immersione


La ricerca sul volo dopo l’immersione si concentra sulla determinazione di un sicuro intervallo fra l’immersione e un successivo volo in aereo.

Le priorità nella ricerca del DAN sono le immersioni ripetitive alle profondità comuni delle immersioni ricreative, usando una serie di diversi intervalli di superficie. 

Molti sub ritornano a casa in aereo dalle loro vacanze subacquee, e le attuali le linee guida sul giusto tempo di attesa prima di volare sono non chiare e, spesso, contraddittorie. Per immersioni singole e senza decompressione la U.S.Navy raccomanda di aspettare 2 ore, il DAN raccomanda di aspettare 12 ore e la U.S. Air Force ne raccomanda 24.

I dati umani disponibili sono insufficienti per poter emettere, al momento, linee guida sul volo dopo l’immersione.
Per completare questi dati il DAN ha eseguito una serie di esperimenti dal febbraio 1993. A questi esperimenti, che sono stati condotti nella camera iperbarica del F.G. Hall Laboratory presso il Duke University Medical Centre, hanno partecipato più di 500 soggetti.

Le prove hanno si sono riferite alle profondità tipiche delle immersioni ricreative - 12mt/18mt/30mt - con tempi d’immersione vicini al limite massimo di non decompressione.

Le immersioni sono state seguite da 4 ore di esposizione ad una altitudine simulata di 2440 mt, la massima altitudine ammessa in una cabina d’aereo, per i voli passeggeri.
La variabile di questi esperimenti e’ stata l’intervallo fra l’immersione e il volo e l’obbiettivo degli studi quello di valutare il rapporto fra l’intervallo pre-volo e l’incidenza di MDD per ogni serie di immersioni.

L’intervallo pre-volo viene accettato o rifiutato, basandosi sul numero e la natura delle forme di MDD riscontrate. 
Sono stati condotte, mensilmente, 2 serie di esperimenti con più di 12 soggetti. Tutti i partecipanti erano sub brevettati e idonei all’immersione.

L’intervallo pre-volo analizzato si riferiva sia ad immersioni singole che ripetitive, effettuate a profondità di 30 e 18 metri.
La probabilità e la gravità di un incidente determinano la scelta del rischio che un sub è disposto ad accettare. Occorre considerare molti fattori prima di prendere una decisione: quante volte ti sei immerso, sei in buona salute, quanti anni hai, quanto dista la prima camera iperbarica funzionante?
Il rischio implicato potrebbe risultare inaccettabile.
Dato che non esiste un analisi di laboratorio per determinare una MDD, dobbiamo diagnosticarla dalla presenza di segni e sintomi. Sfortunatamente le forme più lievi di MDD possono avere dei sintomi simili a malesseri e dolori comuni. Abbiamo classificato le forme di MDD riscontrate durante gli studi sul volo dopo l’immersione in 3 categorie: "No MDD", "MDD ambigua", "MDD certa"
"No MDD" si riferisce a segni o sintomi che non hanno nessuna relazione con l’esperimento, come, ad esempio, un sub che si è slogato una caviglia giocando a basket durante l’intervallo tra l’immersione e il volo (non è consigliata l’attività sportiva durante questo intervallo ).

Le MDD ambigue si riferiscono a segni e sintomi, come qualche dolore, durati poco tempo e che, secondo il medico, non hanno avuto alcun miglioramento con la terapia ricompressiva.

Le MDD certe si riferiscono a quei casi che hanno mostrato segni e sintomi chiarissimi, che migliorano o si risolvono completamente con la terapia ricompressiva.
Negli esperimenti del DAN, l’accettazione o il rifiuto degli intervalli pre-volo si basano sull’incidenza di MDD certa, secondo queste regole:

 


intervallo accettato:
0 incidenti in 23 esperimenti 

1 incidente in 25 esperimenti

2 incidenti in 46 esperimenti

intervallo rifiutato :
qualsiasi incidente di tipo neurologico

2 incidenti in 10 esperimenti

3 incidenti

 


Malattia da Decompressione Inaspettata

 

DAN Offre il suo Punto di Vista sul Dilemma se Volare o meno dopo un’Immersione
Di Anthony Almon, Duke Hyperbaric Center e Donna Uguccioni, DAN Medical Research

Durante il vostro corso d’immersione subacquea vi è stato insegnato ad attenervi alle regole. Purtroppo, però, anche nel caso in cui si osservino tutte le regole per evitare la malattia da decompressione non vi è alcuna garanzia che questa non si verifichi.
Si parla di "MDD inaspettata" in caso d’insorgenza di segni e sintomi di MDD che si verificano dopo un’immersione nonostante il fatto che il subacqueo non abbia violato nessuna regola di sicurezza. Sono proprio questi casi imprevisti che hanno spinto i ricercatori a trovare dei metodi per prevenirli.
Tali casi di MDD lieve imprevista si sono talvolta verificati nel corso del progetto di ricerca DAN Flying After Diving (FAD) (Volare Dopo un’Immersione), durante o dopo la fase di "immersione dei test.

 


SCREENING DEI SUBACQUEI VOLONTARI

Il gruppo di Ricerca DAN ha inviato dei questionari dettagliati ad ogni potenziale soggetto. Tutti gli eventuali problemi sono stati portati all’attenzione del Medico Subacqueo. Circa il 2% dei volontari candidati è stato escluso. Coloro che superano la fase di preselezione sono intervistati da un Medico Subacqueo e sono sottoposti ad un esame clinico e neurologico di base prima di essere ammessi al programma.

 


LE PROVE IN CAMERA

Durante l’esposizione effettiva ad una "immersione" e ad "alta quota", la pressione all’interno della camera è tenuta sotto rigoroso controllo. I tassi di compressione e decompressione sono mantenuti ad una quota costante di 9.1 metri al minuto.
Alla fine di ogni immersione e di ogni volo, il gruppo di ricerca FAD chiede ai partecipanti di autovalutarsi e di riferire eventuali cambiamenti al Medico Subacqueo. Nel caso in cui siano accusati sintomi o problemi, s’interviene immediatamente. 
Quattro ore dopo il volo, tutti i partecipanti si incontrano nuovamente con il Medico Subacqueo. Tutti i partecipanti sono poi contattati telefonicamente 24 ore e 48 ore dopo il volo. Se un subacqueo non ha nulla di cui lamentarsi dopo l’ultima chiamata a 48 ore di distanza, i partecipanti saranno ritenuti privi di sintomi.
La maggior parte dei sintomi riscontrati nello studio sono stati di lieve entità, del tipo che sarebbero passati inosservati durante una reale immersione. Nel monitorare tali soggetti così accuratamente, è possibile riconoscere questi sintomi come potenzialmente correlati alla MDD. Si sono verificati cinque casi di MDD imprevista durante lo studio su 58 esposizioni.

 


Caso 1: Due Immersioni, di cui una a 18.2 m. per 55 minuti, con un intervallo di superficie di un’ora, e la successiva a 18.2 m. per 30 minuti. Sono stati avvertiti formicolii ai polpastrelli 15 minuti dopo la seconda immersione, con progressione verso il braccio sinistro e la spalla, senza sintomi di dolore o debolezza. Dopo aver diagnosticato una MDD II, il soggetto è stato successivamente ricompresso a 18.2 m.

 


Caso 2: Un’unica immersione a 30.4 m. per 20 minuti. Sono stati avvertiti dolori alle anche durante la decompressione, con una scomparsa spontanea di tale sintomo dieci minuti dopo l’immersione, senza alcun tipo di trattamento. Effettuata la diagnosi di MDD I, il soggetto è stato sottoposto a ricompressione a 18.2 m. con successo.

 


Caso 3: Un’unica immersione a 30.4 m. per 20 minuti. Sono stati avvertiti dolori all’anca sinistra un’ora dopo l’immersione, con forte stato d’irrequietezza in serata. Soggetto asintomatico al risveglio il mattino seguente. Nessun sintomo di dolore fino al rientro a casa in aereo. Effettuata la diagnosi di MDD I, il soggetto è stato sottoposto a ricompressione a 18.2 m. con successo.

 


Caso 4: Un’unica immersione a 30.4 m. per 15 minuti. E’ stato avvertito torpore alla mano sinistra dieci minuti dopo l’immersione. Effettuata la diagnosi di MDD I, il soggetto è stato sottoposto a ricompressione a 18.2 m. con successo.

 

Caso 5: Un’unica immersione a 30.4 m. per 15 minuti. E’ stato avvertito un forte dolore alla schiena durante la risalita, oltre a dolore bilaterale al collo e scoppiettii avvertiti nelle orecchie al momento della riemersione in superficie. Ritorno del dolore al collo la mattina seguente oltre al dolore al polpaccio destro. Effettuata la diagnosi di MDD I, la paziente è stato sottoposta a ricompressione a 18.2 m. con successo.

 


LEZIONI DA IMPARARE
Questi subacquei erano ben riposati, ben idratati e in buona forma fisica; hanno rispettato i limiti, hanno effettuato una risalita controllata in camera iperbarica dopo aver effettuato un’immersione riposante non impegnativa e non stressante. Hanno osservato le regole, ma nonostante ciò sono stati affetti da malattia da decompressione. Perché?

Molti dei casi di MDD studiati dal DAN rientrano nella casistica di MDD inaspettata. Non sono facili da spiegare in quanto si verificano in individui che si comportano nel pieno rispetto delle regole. Ecco perché i subacquei dovrebbero conoscere i sintomi della MDD e sapere esattamente cosa fare nel caso in cui si verifichino. Il programma di ricerca DAN continua a fare progressi nelle conoscenze sulla MDD, raccogliendo ulteriori dati ad ogni nuova serie di trials e di partecipanti. Nel prossimo futuro saremo in grado di offrire una conoscenza più concreta dei rischi della MDD.

 

MDD I e MDD II 

La MDD I indica la presenza di dolori muscolari e/o articolari nel subacqueo senza che il medico abbia riscontrato altri sintomi di MDD II prima di iniziare il trattamento.§
I sintomi della MDD II comprendono sintomi neurologici, come torpore, formicolii, debolezza muscolare o problemi alla vescica. Talvolta nel caso della MDD II, possono verificarsi anche disturbi cardiorespiratori, con sintomi quali dolore al torace ed una tosse irritante. I sintomi della MDD II possono spaziare da una lieve entità ad una grave se non gravissima entità.

 

DAN Research Reports - Il volo dopo l’immersione 

BY RICHARD D. VANN, PH.D., VICE PRESIDENT, DAN AMERICA RESEARCH

Il rischio di PDD dell’immersione sportiva ( con tabelle o computer) è molto basso. L’esposizione ad altitudine, o il volo, dopo l’immersione, può aumentare questo rischio in maniera significativa. 
Il workshop della Undersea and Hyperbaric Medical Society del 1989 si concluse con le seguenti raccomandazioni: 
- 12 ore di intervallo pre-volo dopo immersioni di durata massima di due ore, senza decompressione nelle precedenti 48 ore. 
- 24 ore di intervallo dopo immersioni ripetitive, multiple, senza decompressione 
- 24-48 ore di intervallo dopo immersioni che abbiano richiesto decompressione.

Le raccomandazioni DAN 1991 indicano un’attesa minima di 12 ore dopo immersioni singole senza decompressione e di oltre 12 ore dopo immersioni ripetitive.

 

Nel 1993 il DAN ha iniziato uno studio specifico su volontari, allo scopo di giungere a raccomandazioni basate su dati più obbiettivi. Si sono studiati sia profili di immersione singoli che ripetitivi, con intervalli in superficie di un’ora. Gli intervalli pre-volo sono stati di 3 - 17 ore, seguiti da un volo simulato di 4 ore all’altitudine di 2.438 metri. Ogni anno si sono eseguite da 102 a 192 esposizioni individuali.

 

Regole precise definivano quanti test fossero necessari per accettare un determinato intervallo pre-volo. Dopo l’accettazione l’intervallo veniva ridotto di un’ora ed il nuovo intervallo veniva testato fino all’accettazione o fino al raggiungimento di un’incidenza di PDD che ne imponesse il rifiuto. Sono state eseguite più di 700 esposizioni, con 29 casi di PDD, generalmente di tipo dolorifico lieve, con occasionali sintomi neurologici sensoriali ( intorpidimenti / formicolii ). L’incidenza totale di PDD è stata del 4% circa, ma gli intervalli pre-volo più lunghi non hanno comportato nessun caso di PDD, mentre per gli intervalli inferiori l’incidenza è stata del 15% circa. Nel caso di immersioni singole senza decompressione. I casi di PDD si sono avuti per intervalli di 12 ore o minori. Per le immersioni ripetitive, dopo intervalli di 16 ore o inferiori.

 

Sulla base di questi dati, la soluzione più immediata sembrerebbe quella di:

  • attendere almeno 13 ore dopo immersioni singole senza decompressione
  • attendere almeno 17 ore dopo immersioni ripetitive senza decompressione

Queste raccomandazioni coprono la maggioranza delle immersioni ricreative moderne, ma non si possono estendere ad immersioni brevi e poco profonde, alle immersioni ripetitive e multiple, alle esposizioni ad altitudine al di fuori del volo ( viaggi in montagna in auto, volo ad altitudini modeste), tutte condizioni difficile da testate in laboratorio.

Per rispondere a questi quesiti, il DAN cercherà di sviluppare un modello di predizione della PDD, sulla base dei dati raccolti fino a d ora.