Velocità di risalita

Domanda:

Sul numero 3/1998 di Alert Diver c'è un articolo molto interessante, del (mitico) Prof. A. Marroni, a riguardo della velocità di risalita. Da esso si evince che è meglio mantenere un velocità pari a 9 m/min. o anche meno durante tutta la risalita; io avevo sempre saputo della possibilità di risalire più velocemente ad alte profondità (scusa il gioco di parole) e sicuramente molto più lentamente negli ultimi metri (15-20), come del resto sono impostati i computer della serie Aladin, con velocità differenziate.
Da ora quindi mi attengo ad una velocità costante di 9 m/min. anche dai ....42 ai 30 metri?

 

Risposta:

Il suo quesito è corretto, ed è proprio uno dei punti dove noi del DAN che la medicina subacquea clinica internazionale, ci scontriamo con le attuali tendenze del mercato e con l'approccio di assoluto fideismo nei calcoli tabellari, che hanno caratterizzato la produzione di alcuni algoritmi di calcolo. 
In primo luogo, deve essere assai chiaro che nessuna attuale tabella, o algoritmo cui si riferisce un computer, ha subito una validazione che abbia superato le poche migliaia di immersioni ( 2000 - 3000 nei migliori dei casi).
In queste circostanze pretendere che i dati abbiano una "infallibilità statistica" è, quanto meno, utopico. 
Gli studi clinici e le ricerche sperimentali dimostrano ormai chiaramente che il rallentamento della velocità media intorno ad un regime di risalita lineare a 9-10 metri minuto riduce grandemente la produzione di bolle gassose circolanti e dimezza l'incidenza di PDD nel modello sperimentale. 
Questo non fa che confermare il mio studio degli ultimi anni 70. 

Con Uwatec, stiamo valutando il confronto del loro modello matematico di produzione di bolle arteriose, con in nostri dato Doppler rilevato su 1000 immersioni eseguite durante il progetto SAFE DIVE. 

Il nostro attuale interesse di ricerca, infatti, si sta orientando verso uno studio della velocità frazionale di risalita, per valutare gli effetti dei diversi regimi di velocità nelle varie fasi della risalita, piuttosto che della velocità media. 

E' chiaro, teoricamente, che, con le immersioni ricreative tipiche, lo stacco dal fondo avviene in una situazione di quasi completa saturazione dei tessuti più rapidi. Sottoposti ad una rapida diminuzione di pressione ambiente, questi potranno facilmente nucleare, e produrre microbolle, che, a loro volta, cresceranno e saranno evidenti al momento del raggiungimento di quote meno profonde. A queste quote, la riduzione della velocità diminuirà l'ulteriore rapida crescita delle bolle, ma queste già esistevano prima e, per così dire, il danno era già fatto! 

E' dimostrato che i tessuti possono sopportare anche grandi livelli di sovrasaturazione, ma che è sufficiente un "innesco" per scatenare la immediata nucleazione. 
Quale miglior innesco di bolle già circolanti, dove l'eccesso di saturazione di inerte dei tessuti circostanti può rapidamente e facilmente scaricarsi, senza dover affrontare il più lungo processo di diffusione?

In altre parole, se si evita - o si limita grandemente - la nucleazione nei tessuti rapidi allo stacco dal fondo, ci sarà meno "innesco" più in alto, quando anche i tessuti medi e lenti entreranno in gioco ed inizieranno a scaricare. 
Questo, in grandi linee, il concetto. Questo è anche alla base di alcuni, non molto conosciuti modelli di calcolo, come alcuni di quelli studiati da Hempleman, che addirittura prevedono una inversione di curva, con fase lenta iniziale. 

Contiamo e speriamo di avere presto novità dalla attuale ricerca DAN. 
Personalmente rispetto una velocità lenta ( sempre meno di 9 metri minuto, fin dalle prime fasi dello stacco dal fondo ) ormai da moltissimi anni....