Trombocitemia

Domanda:

Sono biologo ed esercito attività subacque professionale sia come istruttore che come da circa 20 anni. In questi anni ho effettuato numerose immersioni con ara, sicuramente più di 100 all'anno, per lo più su bassi fondali 10-15 mt e per tempi piuttosto prolungati, mediamente 120 - 180 minuti. In quest'ultimo anno mi è stato riscontrato un aumento considerevole di piastrine nel sangue che, progressivamente nell'arco di 12 mesi, sono passate da 350.000 a 850.000 per ml), e dopo diverse biopsie ossee mi è stata diagnosticata una trombocitemia essenziale. 
Approfitto delle Vs. compenze nel campo della medicina subacquea per chiedevi se a Vs. conoscenza è mai stata riscontrata una correlazione tra immersioni con ara e disordini delle piastrine.

L'ematologo che mi segue ritiene che per il momento non sia il caso di adottare trattamenti chemioterapici per la riduzione del numero di piastrine, almeno sino a che queste non superino il milione/ml; nel frattempo come terapia antiagregante mi è stata somministrato asa (Cardioaspirina)100 mg/die per sei mesi, dopo di chè un episodio di ulcera duodenale ha consigliato di sostituirlo con ticlopidina (Tiklid) 250 mg/die che tutt'ora assumo.

A scopo cautelativo dopo la scoperta del problema ho evitato di fare immersioni di un certo impegno, limitandomi ad interventi su bassi fondali(10-15 m) per tempi ridotti (40-50 minuti max), che fortunatamente, attualmente rappresentano la maggior parte degli interventi che la mia professione richiede. A suo parere profili di immersione simili, nella mia condizione, potrebbero già determinare un sensibile aumento del rischio di patologie decompressive?

 

Risposta:

L'immersione subacquea è stata collegata con episodi di aumentata aggregabilità piastrinica, causata dal sequestro da parte delle bolle gassose aggredite dalle piastrine come corpi estranei. Situazioni simili portano a quadri di trombocitopenia, piuttosto che a situazioni di trombocitemia essenziale. 

Non ritengo vi siano relazioni di causa effetto fra il suo attuale disturbo e le immersioni. In realtà le interazioni fra patologie ematiche ed immersioni sono poche e, generalmente, nel senso della controindicazione all'immersione in presenza di determinate emopatie e non nel senso contrario di emopatie facilitate dall'immersione, con l'esclusione delle alterazioni acute in caso di PDD. 
Sarebbe, invece, da considerare la possibilità di un aumento della viscosità ematica e la possibile interazione negativa con la presenza di bolle gassose circolanti, con un teorico aumento del rischio di patologie decompressive. 

Non penso che le immersioni che descrive rappresentino un rischio particolare. Nemmeno immersioni più profonde, purché condotte con attenzione a seguire profili a bassa produzione di bolle e con la cura di mantenere sempre un'idratazione abbondante.