Otopatie

Otosclerosi
Domanda:

Da circa sei mesi ho cominciato ad avvertire un senso di ovattamento all’orecchio sinistro che comincia a crearmi qualche disagio nella vita quotidiana, talvolta mi ritrovo, infatti, a chiedere alle persone di ripetermi ciò che hanno detto.
 Per questo, ho effettuato alcune visite presso due medici specializzati in otorinolaringoiatria. 
Mi è stata praticamente diagnosticata una "iniziale otosclerosi" o comunque "problemi di articolazione nella catena degli ossicini".
Ho appreso, che questo disturbo, nel momento in cui comporta problemi seri nella vita quotidiana, può essere risolto attraverso un intervento chirurgico in cui è applicata una protesi.
Mi resta però un grosso interrogativo: successivamente ad interventi di otosclerosi, è possibile riprendere l’attività subacquea?
Risposta:

Prima dell'intervento di microchirurgia protesica, con ricostruzione di una catena ossiculare artificiale e considerando che la percezione per via ossea non è compromessa, si può ricorrere ad ausilii acustici esterni, che al giorno d'oggi possono essere anche di minime dimensioni oltre che ben funzionanti. 
Un approccio di questo tipo aiuterebbe perlomeno l'aspetto della vita di relazione quotidiana, prima di dover arrivare all'intervento, o, almeno, non doverci arrivare subito. L'abbassamento della soglia uditiva, infatti, non è drammaticamente ridotto, anche se tocca le frequenze della voce umana e, quindi, il suo disagio è ben comprensibile.
Per quanto riguarda l'immersione, mentre non sono note interazioni negative particolari con una condizione di otosclerosi in atto, non vi è altrettanta tranquillità riguardo alla ripresa dell'attività dopo un intervento di ricostruzione protesica. Il rischio più temuto è quello di una stimolazione meccanica eccessiva della finestra ovale, con rischio di rottura e danno all'orecchio interno. Alcuni specialisti sono più ottimisti, nela caso vengano usate tecniche chirurgiche recenti, come quella denominata "Jean-Bernard Causse", che viene considerata ragionevolmente sicura, ai fini dell'immersione, anche se non universalmente.
L'approccio generale, in caso di sostituzione protesica della catena ossiculare o di parte di essa, è di controindicare la prosecuzione dell'immersione, a meno che non vengano utilizzate tecniche come quella sopra indicata e dietro approvazione specifica dello specialista che esegue l'intervento.

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Domanda:

Sono una vostra iscritta e vorrei chiedervi informazioni relative a otosclerosi ed immersioni Subacque. Mi è stata diagnosticata questa malattia circa un anno fa in seguito ai normali accertamento otorino previsti per i subacquei, ma purtroppo la perdita di udito è tale che mi dovrò sottoporre presto all’intervento chirurgico. I medici specialistici Otorino che mi seguono, mi hanno detto che dopo l’intervento non potrò più effettuare immersioni. Avete notizie più precise in merito?
Risposta:

La risposta dipende in gran parte dal tipo di intervento e di sostituzione protesica degli ossicini dell'udito che gli specialisti che La stanno curando adotteranno. 
Anche se alcune tecniche attuali sono considerate compatibili con la continuazione dell'immersione, l'opinione del chirurgo che esegue l'intervento è da considerare con estrema attenzione. 
Un'opzione che potrebbe considerare è quella di farsi vedere anche da specialisti otorino che abbiano una specifica esperienza subacquea.

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Otite esterna
Domanda:

Dopo tanti anni di immersioni, le ultime due volte che sono stato alle Maldive, ho contratto una fastidiosa otite dell'orecchio medio (che si sviluppa regolarmente qualche giorno dopo il rientro).
Il medico curante ritiene che sia dovuta a infezioni causate da microorganismi presenti in queste acque e gli amici sub mi hanno dato i consigli più stravaganti per prevenire questo inconveniente durante futuri viaggi.
Desidererei un Vs. suggerimento per prevenire questo inconveniente.
Risposta:

Problemi auricolari comuni durante o dopo l'immersione:
Otite esterna: si tratta di un'infiammazione del condotto uditivo esterno causata, in genere, da un'infezione. Se l'orecchio rimane bagnato, l'umidità, con il calore corporeo, crea un habitat favorevole allo sviluppo incontrolato di alcuni microorganismi già normalmente presenti nel condotto stesso. Il canale appare arrossato, gonfio e spesso prude molto. Toccare, tirare o spingere il padiglione auricolare può provocare intenso dolore.
La chiave del trattamento è la prevenzione, specie nelle persone che hanno una paricolare suscettibilità al problema. La soluzione Domeboro (acqua, 2% acido acetico, acetato di alluminio, acetato di sodio e acido borico, prodotto dalla MSD) o soluzioni acide simili (anche una semplice soluzione di acido acetico al 5 % in alcool 85% e resto acqua, preparate dal farmacista), può funzionare come trattamento preventivo, in quanto l'acidificazione previene l'eccessivo sviluppo microbico, mentre i sali acetati o l'alcool aiutano ad eliminare l'acqua in eccesso dai tessuti del canale uditivo esterno. Per ottenere una certa efficacia occorre applicare il preparato ogni mattina prima delle immersioni ed ogni sera, piegando la testa da un lato e riempiendo il canale con la soluzione, che deve rimanere nel canale per cinque minuti. Dopo di che, si gira il capo dall'altro lato, si lascia uscire il liquido e si procede analogamente con l'altro orecchio. Questa procedura è utile come profilassi e non serve se l'infezione è già iniziata. 
In casi di infezioni persistenti o ricorrenti è facile trovare una combinazione di Pseudomonas Aeruginosa e Candida Albicans, agenti patogeni normalmente presenti nel condotto uditivo esterno, ma non in quantità tali da generare infezione o disturbi, a meno che le condizioni locali non cambino a loro favore ed a sfavore dei micro-organismi dominanti in condizioni normali. In questo caso, ogni volta che si ripete la situazione di umidità del condotto, lavaggio del cerume ed innalzamento del pH, i micro-organismi opportunisti prendono il sopravvento sugli ospiti normali e generano i problemi. 
In casi simili, e sempre dopo coltura batteriologica per confermare la natura del patogeno, si possono avere buoni risultati con la terapia antibiotica generale mirata e con una combinazione locale di gentamicina, polimixina b e neomicina. Questa non si trova sul mercato, ma può essere ottenuta associando preparati per uso locale (otorino, ma anche oftalmico) che contengano le diverse sostanze terapeutiche. 
Per la prevenzione: il Domeboro o le soluzioni con 5% acido acetico in alcool 85%, ottengono due effetti importanti: antibatterico e disidratante. Importante, come detto sopra, è la modalità d'uso, sia prima che dopo l'immersione e con esposizione per un tempo sufficiente.