Sosta di sicurezza

Domanda:

Vorrei chiarimenti a proposito della sosta di sicurezza a 5 metri in caso di immersione fuori curva con tappe di decompressione.
Se un sub esegue una immersione in curva esegue la tappa a 5 metri;
se un sub e' appena fuori curva fa una deco a 3 metri senza tappa ???? Mi sembra assurdo.
La mia domanda e': come fare a calcolare una tappa di sicurezza equivalente se si esegue una immersione MOLTO fuori curva, con tappe di deco anche a 9 metri.
Mi piacerebbe molto approfondire l'argomento.

 

Risposta:

La sosta di sicurezza è una procedura introdotta empiricamente nella moderna pratica dell'immersione ricreativa, a seguito degli studi per la rilevazione Doppler delle bolle gassose nel circolo venoso dopo ogni immersione. 
La procedura viene raccomandata INDIPENDENTEMENTE dal profilo tempo-profondità: ciò significa che la procedura è consigliata SEMPRE, sia dopo immersioni No-D, che dopo immersioni che prevedono soste di decompressione. 
Lo scopo della procedura è quello di ridurre ulteriormente la quantità di bolle circolanti dopo l'immersione, imponendo un più lungo periodo di desaturazione, in una situazione di gradiente Inerte Disciolto / Pressione Idrostatica Ambiente meno elevato. 

Viene, cioè, imposto un valore "Delta M" (la differenza fra la pressione parziale di inerte disciolto nei diversi tessuti e la pressione ambiente) inferiore ai tessuti nella fasi finali della decompressione e della desaturazione. 
La riduzione del Delta, da una parte rallenta (anche se non molto significativamente, alle profondità raccomandate per la sosta di sicurezza ) il "washout" (eliminazione) dell'inerte, ma, dall'altra: 
riduce lo stress decompressivo tissutale e le variazioni dei volumi gassosi nell'ultima e più volumetricamente significativa fase della risalita, rende più difficile il cambio di fase dell'inerte da disciolto a gassoso e, quindi, riduce la possibilità e l'entita della formazione di bolle gassose.

La preoccupazione che tale prolungamento di permanenza in pressione possa indurre a maggior saturazione di alcuni tessuti non è fondata, in quanto si tratta, come detto, di un lieve rallentamento della desaturazione dei tessuti sovrasaturi. Per quei tessuti estremamente lenti che non avessero ancora raggiunto il livello di saturazione equivalente alla pressione ambiente, il problema non si pone ugualmente.

Il motivo è che anche una completa saturazione di inerte alla pressione idrostatica equivalente ai 3-5 metri sarebbe sempre compatibile con la risalita diretta in superficie.

Il residuo di sovrasaturazione lievemente aumentato resta, in linea generale, entro i limiti calcolati con le tabelle e viene, ovviamente, considerato da ogni moderno computer sub. Questo, quindi, non deve essere un problema ai fini di eventuali successive. Nella peggiore ipotesi e per assoluta sicurezza - immergendosi con le tabelle - si potrà sempre sopravalutare il tempo della prima immersione dei minuti aggiuntivi. 

In ultimo, vale la pena di ricordare che, se non esistono prove scientificamente significative che la procedura della sosta di sicurezza diminuisca l'incidenza della Patologia Da Decompressione (ma questo può dipendere dai valori già molto bassi del rischio e, quindi, da variabili statistico-matematiche e dalla esiguità del campione), è accettato che la sosta di sicurezza riduce significativamente il numero di bolle gassose circolanti dopo l'emersione. 
Altro importante effetto collaterale è la riduzione della velocità di risalita fino alla superficie. Studi Doppler del DAN Europe e recenti ricerche epidemiologiche hanno infatti dimostrato che la riduzione della velocità media di risalita a meno di 9 metri al minuto riduce di metà il rischio di Patologia Da Decompressione.