Deep air

Domanda:
Mi succede, ogni volta che parlo con qualcuno che "ama" i corsi DEEP AIR (immersioni a 66 metri con normalissima aria!), di sentire che questi sono sicuri perché ci sono sempre 2 istruttori per 1 allievo, quindi nessun problema di incidenti dovuti a narcosi.

Siccome pare che nessuno di questi signori prenda in considerazione l'assorbimento di azoto a 66 metri e l'educazione data ai propri allievi, avrei bisogno di sapere se può mandarmi qualcosa a riguardo, dove qualche autorevole firma dell'ambiente dei medici iperbarici affermi i reali rischi di MDD esponendosi a queste profondità pur rispettando tutte le tappe prima di risalire.

Risposta:
In realtà il rischio maggiore è proprio quello legato alla respirazione dell'aria a tali profondità, più che quello strettamente connesso all'assorbimento di azoto ed alla relativa decompressione.
E' ovvio che maggiore è la pressione, più è elevato l'assorbimento, ma questi sono aspetti presi in carico dal calcolo della decompressione. Un punto è che, più è elevato l'assorbimento, minore è il margine di sicurezza in caso di avaria, errore o problema che causi un'inadeguata risalita.
Può trovare altri utili dati sul libro di Bennett e Elliott, dove i meccanismi legati alla narcosi sono descritti in dettaglio, includendo le interazioni con la CO2, la tossicità dell'ossigeno, la diminuzione di performance respiratoria e fisica, etc.
Mi sembra invece enorme (dal punto di vista della leggerezza didattica) l'affermazione: "... sono sicuri perché ci sono sempre 2 istruttori per 1 allievo, quindi nessun problema di incidenti dovuti a narcosi ...".
NESSUNO è indenne dalla narcosi da azoto oltre i 30 metri di profondità. Ci possono essere assuefazioni e adattamenti, ma effetti negativi neuropsichici e sulla performance sono SEMPRE evidenziabili.
I margini operativi in termini di velocità di reazione, performance psichica, massima ventilazione volontaria (cioè performance respiratoria – e conseguentemente muscolare - massima) sono significativamente ridotti.
In termini di adattamento, le uniche prove scientificamente accettabili che questo possa avere un certo significato operativamente utile, sono quelle della NOAA, a seguito degli esperimenti di esposizione in saturazione in aria a profondità fra i 15 ed i 25 metri circa, con esecuzione di escursioni operative fino a circa 90 metri. Ma questa non è la tecnica normalmente usata nel DEEP AIR, per non parlare del controllo sugli operatori, del fatto che si trattava di escursioni da habitat e con ombelicale, etc.
Il fatto che ci siano gruppi di tre in acqua, pur ammettendo qualche possibile differenza nell'esperienza e nella risposta alla narcosi, a mio avviso, significa solo aumentare il rischio del 30%, nel senso che vi si espone un terzo essere umano, invece che solo due.
Anche dal punto di vista della responsabilità, stanti le attuali norme e procedure in ambito nazionale ed internazionale, dubito che un qualsiasi incidente non genererebbe pesanti conseguenze legali per chi conduce questo tipo di immersioni nella posizione di chi insegna o guida ed avvia, quindi, un "contratto" di prestazioni con un terzo.