Chirurgia cerebrale

Domanda:
Circa tre anni fa sono stato operato al lobo temporale sinistro per un angioma cavernoso congenito che si era messo a sanguinare. Ci si è accorti a seguito di uno svenimento con perdita totale di conoscenza.

L'intervento si è svolto con tecniche all'avanguardia poco invasive (neurologico Besta di milano) infatti dopo l'intervento operatorio e un tempo di farmaci (tegretol) di circa 1,5 anni il Prof che mi ha operato ha sospeso ogni farmaco dicendomi che ero completamente guarito.
Il problema che ho è che quando mi immergo ho sempre una certa paura forse ingiustificata, vorrei quindi un vostro parere iperbarico sulla tipologia dell'evento da me subito, se può essere compatibile con le immersioni, se ho qualche rischio in più rispetto alla normalità che si verifichino delle patolgie tipiche delle immersioni con ARA mmd ecc ecc .

Risposta:
Considerando la natura della neoformazione ed il periodo trascorso senza complicanze, si può ritenere che l'immersione non presenti rischi particolari. E', però, da tenere presente che, in simili casi, la regola è di attendere per un periodo libero da sintomi non inferiore a tre anni, dopo la sospensione della terapia anticonvulsiva.
Il suo neurologo / neurochirurgo di fiducia è la persona che meglio conosce il suo caso e che la può consigliare. Le variabili da considerare sono: la aumentata pressione parziale di ossigeno in immersione e le variazioni della concentrazione di CO2.

Domanda:
Vorrei sapere se una persona fisicamente sana che ha subito una Operazione chirurgica alla scatola cranica può ottenere l'abilitazione medica per iniziare l'attività subacquea con le bombole, e se la deve praticare con limiti o particolari precauzioni.
La persona mi ha riferito che in seguito ad un incidente ha avuto un trauma cranico con ematoma tempero occipitale destro con idroma subdurale. Ha subito un intervento di trapanazione della scatola cranica nella zona occipitale dx. Senza richiusura del foro praticato.
La persona pratica in modo automono l'attività in apnea fino a 4-5 metri di profondità senza problemi.
La mancanza di una parte della scatola cranica della zona tempero occipitale dx, (una apertura di circa 5 cm X 3cm.) potrebbe causare problemi vista la pressione a certe profondità?

Risposta:
Gli esiti di interventi di neurochirurgia cranica possono essere compatibili con l'immersione alle seguenti condizioni:
1) se dopo la convalescenza non ci sono anormalità neurologiche o episodi epilettici ricorrenti (sia grande che piccolo male)
2) se l'elettroencefalogramma si è normalizzato ed è rimasto tale dopo la guarigione
3) se, nel caso si siano avuti episodi convulsivi, trattati con farmaci antiepilettici, il paziente non abbia avuto alcuna manifestazione di tipo epilettico dopo la sospensione de farmaci.
In tutti i casi è raccomandato di aspettare almeno un triennio dopo la guarigione e la sospensione di eventuali farmaci antiepilettici, prima di riprendere le immersioni.
La presenza di una soluzione di continuità può rappresentare un problema meccanico, rispetto a possibili traumi dall'esterno (forse sarebbe consigliabile un'attrezzatura con caschetto tipo speleosub), ma non deve preoccurape per i gradienti di pressione con l'esterno. Infatti la pressione endocranica, come quella del sangue si equilibrano con quella ambientale, con un risultato di gradienti pressori normali, indipendentemente dalla profondità ( nell'ambito dell'immersione sportiva)

Domanda:
Ho un quesito importante da porVi: recentemente (circa 6 mesi fa) una persona cara in possesso di brevetto SSI open water (non molto usato per la verità) ha subito l'asportazione di un tumore cerebrale maligno denominato 'glioblastoma multiforme occipito-parietale destro'. L'esito dopo il primo esame di controllo effettuato a 6 mesi dall'operazione è assolutamente negativo e la convalescenza è stata assolutamente asintomatica. Desidererei sapere se siete in possesso di statistiche o di letteratura in merito all'eventuale compatibilità o meno di questo tipo di intervento con una futura attività subacquea di tipo turistico-sportivo.

Risposta:
Per il caso che mi descrive, l'unico problema da escludere è il rischio di episodi convulsivi ( crisi epilettiche ) che rappresentano una frequente complicazione degli interventi chirurgici sul cervello.
La persona di cui mi parla è stata mai affetta da crisi epilettiche dopo l'intervento e/o è attualmente in cura con farmaci antiepilettici?
Se vi sono state crisi epilettiche e la persona è in trattamento, purtroppo l'immersione deve ritenersi controindicata.
Se non vi sono state mai crisi e non è stato prescritto alcun trattamento, l'immersione potrebbe non avere controindicazioni, naturalmente in assenza di altri sintomi o alterazioni funzionali Se non vi sono state crisi, ma è stato comunque prescritto un trattamento profilattico, l'immersione deve ritenersi controindicata, anche se in termini di cautela preventiva.
Infatti l'immersione, pur non avendo effetti negativi sulla neoplasia o i suoi esiti, comporta situazioni ambientali e fisiologiche che possono facilitare eventuali attacchi epilettici, il cui esito sott'acqua può essere disastroso.
L'approccio generale, in caso di rischio epilettico, è di attendere almeno 5 anni, in assenza di terapia farmacologica, dopo l'ultimo attacco epilettico o dopo la sospensione della terapia farmacologica.
Se mi farete avere maggiori dettagli clinici sul caso, sarò lieto di rivalutare il caso e di farvi avere una diversa opinione, se indicato.

Domanda:
La ringrazio per la tempestiva risposta e aggiungo le informazioni richieste in merito alla terapia post-operatoria. Intervento avvenuto in data 22.08.2000. Paziente in piedi dopo tre giorni. Nessuna complicazione post-operatoria. Dimissione 10 giorni dopo l'intervento. Terapia consigliata: 1 compressa al giorno di Gardenale. Fino ad oggi nessun episodio di epilessia (nemmeno prima di essere operato: si erano riscontrati solamente grande stanchezza e sporadici episodi di leggero disorientamento - rotonde autostradali -, nonchè leggera emianopsia dovuta all'edema). Dalla fine di ottobre il paziente svolge normale attività lavorativa, ha intrapreso numerosi viaggi aerei (anche a lunga percorrenza). Durante un recente viaggio di piacere in Australia ha affrontato tranquillamente alte temperature, passeggiate nel deserto, snorkeling.
Il 5 febbraio è stato sottoposto ad esame di controllo denominato PET (a Castelfranco Veneto) con esito assolutamente negativo.
Sta continuando la terapia prevista assumendo una volta al giorno (ma a volte la dimentica)il Gardenale. Nessuno dei medici che stanno seguendo la sua situazione post-operatoria ha mai dato una indicazione precisa sulla durata prevista della terapia. Si presume un anno, ma - ripeto - nessuno si pronuncia chiaramente. Spero di essere stata esauriente nel presentarVi il quadro della situazione e mi auguro che ciò Vi permetta di formulare un'opinione più dettagliata.Grazie ancora. Sono felice che ci siate.

Risposta:

 

Come prevedevo, è stata prescritta una terapia antiepilettica con Gardenale.

 

Pur se in assenza di episodi convulsivi e con il conforto del decorso clinico e degli esami di controllo, inclusa la PET (Positron Emission Tomography), sono dell'opinione che è ancora meglio soprassedere. Al volgere di un anno dall'intervento si dovrebbe prevedere un accertamento approfondito di carattere funzionale, con attento esame EEG, che includa tutte le stimolazioni note ( iperventilazione, apnea, luce intermittente a varie frequenze, etc ). sian con terapia anticolvulsiva che dopo qualche giorno di sospensione.

 

In immersione, infatti, si possono avere condizioni di iper o ipo-capnia, iperossia, stress generico, particolari condizioni di luce, isolamento sensoriale, eccetera, che sono dei noti possibili stimoli per lo scatenamento di crisi epilettiche, convulsive o di assenza. Questi stimoli sono ovviamente tanto più pericolosi quanto maggiore è la condizione di eccitabilità encefalica.

 

Dopo l'intervallo di almeno un anno, ed in presneza di accertamenti totalmente negativi, l'immersione potrebbe essere considerata possibile.

 

Mi dispiace di non poter essere più permissivo nel mio giudizio, ma è per il bene e per la sicurezza di questa persona.