Cefalee

Domanda:
Da quasi un anno soffro di cefalee piuttosto intense che sono sempre state attribuite ad infiammazione del trigemino. Oggi ho fatto una ulteriore visita neurologica e la dottoressa mi ha detto che secondo lei non soffro di trigemino ma di cefalee a grappolo piuttosto pesanti.

Per cercare di modificare la soglia del dolore, mi ha prescritto una cura di minimo due mesi con antiepilettici, nello specifico "Depamag" (a base di Valproato magnesiaco) più "Brexin" come antidolorifico.
Vorrei sapere da Voi se tali farmaci possono avere controindicazioni per l'attività subacquea

Risposta:
L'acido Valproico può presentare alcuni effetti di sedazione, atassia e tremori. L'effetto sedativo non è, comunque, particolarmente forte ed è dose-dipendente. L'assorbimento del farmaco è rapido e le massime concentrazioni plasmatiche si osservano entro 4 ore dall'assunzione orale, ma l'intervallo può essere più lungo se il farmaco viene assunto durante i pasti o in forma di compresse cheratinizzate.
A causa di questi effetti e della possibilità di torpore psichico, viene consigliata cautela nella guida o nell'uso di macchine in genere. Dal punto di vista subacqueo, il torpore e la sedazione rappresentano un potenziale pericolo ed è possibile una sinergia positiva con potenziamento degli effetti della narcosi da azoto.
Considerando la durata degli effetti del farmaco e la cosiddetta emivita (periodo necessario perchè la concentrazione plasmatica si dimezzi) di circa 15 ore, sarebbe opportuno temporizzare le assunzioni delle dosi prescritte in modo che avvengano a stomaco vuoto ed il più lontano possibile dalle immersioni (per esempio la sera prima dei pasti per immersioni programmate per il mattino dopo).
Come misura cautelativa aggiuntiva, sarebbe meglio limitare la profondità delle immersioni eseguite durante la terapia a non oltre 25 metri, in modo da ridurre l'effetto narcotico assoluto dell'azoto.
E' altrettanto importante assumere il farmaco per qualche tempo, almeno una settimana, prima di compiere immersioni, in modo da poter osservare la risposta individuale e l'intensità degli eventuali effetti collaterali, che possono variare da individuo ad individuo.

Domanda:
E’ da poco meno di un anno che durante e soprattutto dopo l'immersione avverto dei dolori alla testa (generalmente interessano più la parte sinistra sopra l'occhio), come un forte martellamento.
Tutto ha avuto inizio nella primavera di quest'anno; nel periodo estivo il disturbo si presentava saltuariamente e quasi sempre legato ad immersioni di tipo faticoso (in corrente, lunghe pinneggiate ecc.); la cosa strana è che in moltissime situazioni analoghe o addirittura più impegnative non ho avuto il minimo disturbo quindi questo sembra si presenti senza alcuna frequenza ma ancor più senza sapere da cosa possa essere dipeso.
Durante il mese scorso di novembre ho effettuato una gita in mar Rosso e nonostante le immersioni fossero poco impegnative, avevo costantemente un lieve mal di testa a fine immersione.
I miei consumi medi di aria girano tra i 12/15 litri al minuto (secondo il calcolo indicativo del computer subacqueo Aladin pro della UWATEC) e a questo proposito ho provato più volte a respirare con maggior frequenza evitando così di accumulare anidride carbonica ma con scarsi risultati, i dolori alla testa si manifestavano comunque.
Solitamente nel periodo che va da maggio a novembre utilizzo mute di 5 mm doppio pezzo, mentre adesso uso una muta stagna (premetto che è già il secondo anno che la utilizzo e solo da quest'anno ho i disturbi).
Nel periodo estivo, ad esempio, se mi immergevo con un lieve mal di testa non potevo altro che peggiorare la situazione e addirittura dover terminare prima.
Ho provato ad usare altri erogatori ma con risultati sempre negativi.
Dopo l'immersione il dolore si attenua con un po’ di riposo ma può anche peggiorare se invece compio degli sforzi come ad esempio chinarmi; il miglior rimedio è prendere un antinfiammatorio tipo l'Aulin e devo dire che dopo sto molto meglio.
Le immersioni che faccio sono quasi tutte entro la curva di sicurezza ed entro i 40 metri.
Occasionalmente vado oltre ma considerato il mio stato fisico preferisco non esagerare.
Faccio molta attività fisica (nuoto e corsa) ed ho un'alimentazione normale; non fumo e non bevo (un po’ di vino occasionalmente quando ceno fuori casa).
All'inizio della stagione estiva ho avuto un forte mal di gola; soffro di una forma lieve di cervicale che però ho già risolto tramite un chiropratico; non soffro di sinusite e non ho quasi mai avuto problemi di compensazione.
Gli unici medicinali che uso sono il Soupradin (proteine) solo come ricostituente e carbone vegetale (causa meteorismo).
Infine mi è stato consigliato un esame, se non ricordo male, del tipo Eco Doppler arterioso, cosa ne pensa?
Questo è quanto, spero possa esserle utile per capire quale sia il motivo di questi ormai frequenti mal di testa post-immersione.

Risposta:
La descrizione da Lei fatta indirizzerebbe soprattutto verso forme di sofferenza e infiammazione cronica di una o più cavità aeree intracraniche.
Infatti Lei riferisce di aver iniziato a soffrire del disturbo da un tempo relativamente breve e la localizzazione ed il tipo (martellante) della cefalea sono abbastanza tipici di forme di questo tipo. Altrettanto suggestivo è il peggioramento del dolore con il chinarsi in avanti. Anche il forte mal di gola all'inizio di stagione sarebbe compatibile con questa possibilità.
D'altra parte Lei dice anche di non soffrire di sinusite e di non aver (quasi) mai avuto problemi di compensazione.
La possibilità di una eccessiva ritenzione di CO2 non può essere esclusa, ma da quanto descrive, sembra poco probabile.
Il freddo ed il tipo di muta, anche, non sembrerebbero avere particolare importanza.
Anche il fatto che il dolore receda con un farmaco anti-infiammatorio non steroideo, come l'Aulin, non è particolarmente indicativo per la natura della cefalea, se non per poter suggerire una minor probabilità che si tratti di una cefalea vasomotoria rispetto a forme di cefalea muscolo-tensiva, di origine cervicale od infiammatoria / infettiva.
Quello di cui non ha parlato è il boccaglio e se ha mai accusato disturbi a livello dell'articolazione della mandibola durante o dopo l'immersione. Spesso una stimolazione di questa articolazione da parte di un boccaglio non perfettamente compatibile con la forma delle arcate dentarie può generare forti mal di testa.
Dal punto di vista pratico, Le suggerirei di programmare una valutazione abbastanza approfondita che deve comprendere un esame accurato di tutte le cavità dei seni paranasali (frontali, mascellari ed etmoidali) con mezzi ad alta definizione.
Sarebbe anche utile vedere se esistono affezioni dentali - a livello degli apici, per esempio, che possano generare spine irritative che si ripercuotano sui seni mascellari o che causino dolore di per sé.
Un esame odontostomatologico ed ortodontico potrebbe stabilire se esistono eventuali problemi e Lei potrebbe considerare l'uso di un boccaglio anatomico.
Se tutti questi accertamenti ed accorgimento non dovessero avere successo, potrebbe essere necessario approfondire meglio l'indagine sulla Sua sofferenza cervicale ed, eventualmente, avviare uno studio ancora più approfondito presso un centro per lo studio della cefalea.

Domanda:
Mi immergo regolarmente, anche due volte alla settimana sempre attorno alla profondità di 45/60 mt.in acqua dolce (lago).Con tempo di fondo di circa 4/6 minuti. Utilizzo un bibombola 2X10 lt di aria (21% ossigeno) caricato a 200 bar. La mia respirazione é regolare senza affanno, di fatti, termino l’immersione con ancora 80-100 bar di rimanenza.
Nonostante rispetti scrupolosamente tutte le tappe di decompressione, ed effettuando un’immersione senza particolare "stress" anche nella preparazione del materiale e nella vestizione che viene eseguita con particolare calma.
Pur attenendomi a questo accorgimenti al termine dell’immersione mi prende un forte mal di testa che mi rimane per circa un’oretta.
Mi rivolgo a voi per chiedervi se esistono dei rimedi o degli accorgimenti particolari, ad esempio come alimentarmi prima o dopo e se bisogna prendere dei medicamenti specifici, per evitare questo piccolo disturbo fisico.

Risposta:
Il problema "cefalea" è molto frequente fra i subacquei ed incide, secondo le nostre statistiche, per circa il 10%.
Le possibilità sono, essenzialmente, quattro, tutte da studiare più a fondo.
Le espongo nell'ordine di probabilità che mi sembra più giustificato.

1. Problema collegato ad una tendenza alla ritenzione di CO2 e facilitato dalla profondità e dalla rapidità della discesa (aumento della densità del gas respirato, facilitazione di Narcosi da Azoto). Per evidenziare l'eventuale tendenza alla ritenzione si potrebbe programmare un test per la misurazione della concentrazione di CO2 a metà ed alla fine dell'espirazione ( mid-expiratory e end-tidal CO2).
2. Problema collegato con il boccaglio, che può stimolare anormalmente i muscoli mandibolari e del collo e facilitare la cefalea, specie se in collegamento con altri possibili stimoli, come il freddo. Colloco questa possibilità al primo posto in funzione del fatto che riferisce un certo miglioramento dopo aver cambiato tipo di boccaglio. Ha già provato i boccagli ortodontici speciali, tipo il JAX?
3. Cefalea da difficoltà di compensazione dei seni paranasali, possibilmente facilitata dal freddo (immersioni in lago )
4. Problema collegato ad una possibile cefalea da tensione dei muscoli della nuca e del cuoio capelluto. In questo caso potrebbe essere utile indagare sullo stato della colonna cervicale.

Ripeto che è difficile dare un parere definitivo in questa circostanza, ma suggerirei di recarsi da uno specialista otorino per escludere che vi siano problemi dei seni paranasali, di curare la respirazione, specie in profondità, evitando le micro-apnee, di evitare repentini cambi di quota (in tutte le direzioni) e di valutare la possibilità di cambiare il boccaglio con uno di tipo anatomico e modellabile a misura delle sue arcate dentarie, come ho indicato sopra.

Domanda:
Vi scrivo per chiedere una informazione su un possibile problema relativo alle immersioni ricreative nitrox ed alle immersioni tecniche.
Ho sentito di almeno due casi accaduti a sub esperti nei quali:
- nel caso di due immersioni ricreative con nitrox 32 e 36 il sub lamentava problemi di mal di testa;
- nel caso di immersioni tecniche il sub lamentava problemi di mal di testa dopo la decompressione ad ossigeno.
Ho letto in un articolo di Luigi Fabbri "Sulla strada del Nitrox" nel sito www.subacqueo.it/miscele/nitrox.1-96.S.html che: "Per contro e' opportuno sottoporsi ad opportuni controlli medici per possibili controindicazioni soggettive alla respirazione iperbarica di aria iperossigenata.
Quest'ultima porta ad una maggiore ritenzione dell'anidride carbonica, con le implicazioni negative che ne derivano."
Su vari manuali di sub, tra vari vantaggi e svantaggi pubblicizzati delle immersioni a miscele, non ho mai letto che ci possono essere questo tipo di problemi e che sarebbe opportuno sottoporsi a particolari accertamenti medici.
Desidero chiedervi maggiori informazioni sul perché di questo fenomeno che causa il mal di testa.
Sembrerebbe una apparente contraddizione avere una maggiore ritenzione dell'anidride carbonica respirando miscele con pressioni parziali di ossigeno più elevate.
Posso trovare informazioni su qualche rivista DAN, o altra pubblicazione?
Sono necessari, quali sono e quanto possono costare gli esami medici a cui sarebbe opportuno sottoporre i subacquei per evitare problemi, prima di fare immersioni operative a miscele?

Risposta:
Il mal di testa durante o dopo l'immersione può avere molteplici cause, fra cui possono figurare la ritenzione di CO2 ed anche possibili reazioni all'elevato tenore di ossigeno.
Non deve sembrare strano e contraddittorio che respirare ossigeno ad aumentata pressione parziale possa favorire la ritenzione di CO2. E', invece, un fenomeno fisiologico normale, in quanto il maggiore tenore di ossigeno tende a diminuire il "senso di bisogno" di respirare, con la conseguenza che si ventila di meno e viene trattenuta più CO2.
L'unico esame specifico che potrebbe essere utile in visione dell'immersione nitrox o tecnica è la misurazione della ritenzione di CO2 spontanea, che è variabile da individuo a individuo. Questo si ottiene attraverso la misurazione della "Mid Expiratory CO2". Se i valori sono sotto i 45 mmHg, la situazione è normale e si possono tollerare pressioni parziali di O2 fino a 1,6 ATA. Se il valore è fra i 45 ed i 50 mmHg, si tratta di un cosiddetto "moderate CO2 retainer" ed è consigliabile non superare la pressione parziale di O2 di 1,4 ATA. In caso di valori superiori a 50mmHg, siamo in presenza di "extreme CO2 retainers" per i quali non dovrebbe essere superata la pressione di 1,2 ATA di O2.
Peraltro si deve ricordare che questo esame non viene eseguito quasi mai, nemmeno dai più accaniti "Tekies" e che l'attuale procedura delle diverse organizzazioni prevede di non superare la pressione di O2 di 1,4 ATA, in ogni circostanza, mette al riparo da esposizioni eccessive.