Apnea

Domanda:
Vorrei sapere con maggiore precisione come si manifesta la sincope da apneista,( arresto respiratorio, arresto cardiaco, ...) e come intervenire su un caso di sincope.

Risposta:
Per definizione "sincope" è un termine che significa arresto cardio respiratorio. Se si tratta di sincope da apnea prolungata (sia da ipercapnia che da ipossia in risalita), la manifestazione iniziale è arresto respiratorio seguito rapidamente da arresto cardiaco. In questi casi non c'è annegamento (invasione d'acqua nelle vie respiratorie).
In altri e più rari casi ci può essere un intervallo maggiore fra l'arresto respiratorio e l'arresto cardiaco ed il quadro è più simile a quello del pre-annegamento.
In tutti i casi l'intervento di primo intervento è lo stesso:
Controllo ABC e sostenimento delle funzioni vitali con CPR secondo necessità. La somministrazione di ossigeno è essenziale, anche durante le fasi di CPR.
Non essendo possibile, sul campo, distinguere fra una sincope vera e propria ed un quadro di pre-annegamento è sempre indispensabile il trasporto immediato presso una struttura sanitaria per gli accertamenti e le cure del caso.

 

Domanda:
Pelizzari raggiunge frequenze di 8 / minuto. E’ possibile?
Pipn scende a -155 con frequenze di 44 / minuto. Perché la differenza?
Pipin respirerebbe aria a - 75, scenderebbe a -155 per poi risalire in pallonata. Come evitare l’edema polmonare che si dice avvenga in apneisti che respirano dalle bopmbole sotto i 2 metri e l’ EGA?
Pelizzari raccomanda tempi di espirazione doppi dell’inspirazione. Così facendo non si espelle troppa CO2, con effetto simile all’iperventilazione?

Risposta:
La bradicardia durante immersione in apnea è fenomeno assai noto, così come le sue forme "estreme" nell’apnea estrema. Ho personalmente registrato frequenze di 18-20 battiti al minuto, durante i records di Mayol.
Il dato delle 8 pulsazioni al minuto di Pelizzari è sicuramente eclatante, ma, se è stato riportato, deve avere un fondamento reale. Conosco personalmente Umberto Pelizzari e la sua correttezza, non consentirebbe certo la divulgazione di dati non veri.
Le differenze con le 44 battute di Pipin, nella sua immersione a -155, non devono sorprendere. Già negli studi fisiologici degli anni 70-80 (miei, di Ricci, Data, Corriol ed altri) si era capito che la bradicardia, per quanto fenomeno costante, presentava grandi variazioni da individuo ad individuo ed anche, frequentemente, nella stessa persona in momenti diversi.
Se poi si pensa che la bradicardia, anche se non in senso generale, appare correlata linearmente alla profondità (cioè al livello di centralizzazione del circolo, o blood-shift ), il fatto che Pipin prenda aria a metà discesa, può comportare un "rifornimento di volume" che potrebbe attenuare il fenomeno di centralizzazione, riportandolo, per così dire, al volume equivalente di una profondità inferiore. Di qui la possibilità, ma è una mia valutazione teorica basata su quanto Lei mi scrive, di una frequenza relativamente alta.
In merito alla possibilità di sopravvivenza con frequenze bassissime, non deve sorprendere che, considerando la centralizzazione del circolo agli organi nobili, il blood-shift, l’aumentata PP dell’ossigeno, non vi siano conseguenze negative a seguito di un periodo di bradicardia estrema come quella citata. E’ noto che la foca di Weddel ed il capodoglio raggiungono frequenze anche assai inferiori e le mantengono, senza danni, per periodi lunghissimi.
L’aspetto della respirazione in profondità, durante la discesa in apnea, è molto controverso. Molti pareri e molte teorie fisiologiche, fra cui quelle che Lei ricorda riguardo all’edema polmonare, sono stati spesso smentiti dai fatti. Per quanto riguarda il rischio di barotrauma polmonare in risalita, e le sue possibili conseguenze, Le ricordo che l’addestramento per la fuoriuscita d’emergenza dai sommergibili prevede la compressione ultrarapida fino alla quota di fondo e la risalita in galleggiamento fortemente positivo, con velocità elevatissime, a vie aeree totalmente aperte, da profondità anche superiori ai 200 metri.
Infine l’iperventilazione forzata e prolungata è cosa diversa dalla espirazione più lenta dell’inspirazione. Il rapporto 1:2 fra tempi di inspirazione ed espirazione, consigliato da Pelizzari, è molto vicino a quello della ventilazione spontanea. L’espirazione lenta previene il raggiungimento del "volume di chiusura" (una sorta di spasmo da ipervelocità del flusso aereo, che impedisce il corretto e completo svuotamento) e garantisce un buon ricambio di gas. Naturalmente, qualsiasi tipo di ventilazione spinta, se sufficientemente prolungata, porterebbe ad un eccessivo abbassamento della CO2, con i ben noti rischi. Il punto è quanto far durante la ventilazione ( o iperventilazione ) pre-apnea e quanto "spingere" l’espirazione allo "spasimo".
Riguardo a tutto quanto ho finora detto, La prego di tener presente che, al di là dei concetti generali, per poterLe dare un parere più compiuto dovrei conoscere maggiori dettagli ed i dati tecnici nel loro aspetto più fisiologico e meno giornalistico.

Domanda:
Se si effettua un' immersione la mattina in curva di sicurezza ad una profondità max di 28 mt. il pomeriggio (quindi dopo 3 o 4 ore) e possibile fare snorkling e eventuali apnee a 2 o 3 mt. ?

Risposta:
L'apnea immediatamente dopo l'immersione SCUBA è sconsigliata, in quanto può mobilizzare eventuali bolle gassose circolanti nel sangue venoso e portarle in sede arteriosa attraverso il polmone.
E' opportuno attendere almeno 30 minuti, meglio se 60.
Il piano di attività che lei indica appare generalmente sicuro e non problematico.

Domanda:
Quanto si deve attendere dopo un'immersione Scuba per poter fare apnea fra i 15 ed i 25 metri?

Risposta:

 

Ogni immersione ad aria comporta una certa produzione di microbolle circolanti, che perdurano per 40-60 minuti dopo l'emersione.

 

Se, durante questo periodo, si compie un'immersione in apnea, specie se profonda, le bolle circolanti in ambito venoso possono essere compresse e superare il filtro polmonare, entrando in circolo arterioso. La successiva rapida espansione in risalita può, ovviamente, provocare guai anche seri.

 

Se, poi, le immersioni in apnea sono profonde, ripetute e ravvicinate, si potrebbe anche avere un ulteriore accumulo di gas inerte, anche se questa è un'ipotesi lontana.

 

Il periodo minimo consigliato prima di immergersi in apnea è di 20-30 minuti dopo un'immersione in ARA, tempo che coincide con il picco di presenza di bolle circolanti, ma è prudente attendere almeno 60 minuti, periodo dopo il quale la rilevazione di bolle circolanti è minima.